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Da Tomba e Compagnoni a oggi, come è cambiato lo sci italiano in 20 anni

giovedì, gennaio 7th, 2016

Come sta lo sci italiano? Come si possono analizzare i risultati attuali e quali sono le prospettive future? Proviamo a rispondere a questi quesiti analizzando l’ultimo ventennio italiano nel circo bianco con l’aiuto di Gianmario Bonzi, partendo dal fantastico Mondiale di Sierra Nevada 1996, in cui i nostri atleti vinsero 4 ori e un argento, dominando il medagliere.

Sierra Nevada 1996: Tomba, Compagnoni e un Mondiale indimenticabile
Ripensando al 1996 ci emozioniamo ancora. Fu il Mondiale della consacrazione dello sci azzurro, che arrivò in Spagna per riscattare la delusione di Morioka ’93 e ci riuscì alla grande: Deborah Compagnoni oro in gigante, Isolde Kostner oro in SuperG, Kristian Ghedina argento in discesa e poi Alberto Tomba che consacrò il mito di “Tomba la Bomba” con i trionfi in gigante e slalom che completarono un palmares unico nel suo genere. L’Albertone nazionale si presentò a Sierra Nevada come detentore della Coppa del Mondo generale conquistata nel ’95 e – forte degli ori olimpici di Calgary e Albertville – desideroso di cogliere il suo primo oro iridato: ci riuscì regalando ai suoi tifosi un momento che rimarrà per sempre nella storia dello sci. All’inizio della seconda manche Tomba rischiò grosso sbilanciandosi e appoggiando praticamente il fianco a terra: reagì come solo i campionissimi riescono a fare, rialzandosi magicamente con un movimento d’istinto irripetibile e conservando così i centesimi necessari per tagliare il traguardo davanti a Kaelin e von Grüningen.
Il giorno dopo vinse anche lo slalom, completando il suo Mondiale da sogno.

Alberto Tomba e “quel momento” a Sierra Nevada 1996 - Eurosport
4 ori e 1 argento per l’Italia a Sierra Nevada ’96; 3 ori, 1 argento e 2 bronzi l’anno successivo nell’appuntamento iridato di Sestriere. Poi una lunga serie di alti e bassi, con il picco di Garmisch 2011 (il momento magico di Innerhofer accanto al talento svelato di Federica Brignone) prima di arrivare all’ultima deludente rassegna di Vail e Beaver Creek dello scorso anno.

Gli anni ‘90, un periodo irripetibile
Dopo questo breve excursus storico è tempo di guardare avanti e lo facciamo affidandoci a un esperto come Gianmario Bonzi, commentatore dello sci alpino per Eurosport: “Quello degli anni ’90 è stato semplicemente un periodo irripetibile. Non solo per Tomba, ma perché oltre a Tomba c’erano Ghedina, la Compagnoni e non dimentichiamo i grandi dello sci di fondo… Tutti assieme! È sbagliato dire però che lo sci si sia fermato lì perché successivamente abbiamo vinto coppe di specialità, ori olimpici e mondiali, gare di Coppa del Mondo… Il fatto è che l’epoca di Tomba e Compagnoni è rimasta talmente impressa nelle menti della gente che si tende a sottovalutare le vittorie che sono arrivate dopo, anche a livello di impatto mediatico”.

Un grande rimpianto: l’infortunio di Karen Putzer
Se c’è un vero grande rammarico in questo ventennio è quello di non aver potuto godere in tutto e per tutto del talento di Karen Putzer: “Nella stagione 2002/2003 arrivò seconda nella Coppa del Mondo generale con più di 1000 punti (alle spalle della fenomenale Janica Kostelic), un risultato mai ottenuto né prima né dopo, neanche da Compagnoni e Kostner. In quella stagione Karen si allenò con un team privato – come in precedenza avevano fatto solo Tomba, Compagnoni e Kostner – guidato da un grande allenatore come Heinz Peter Platter: vinse 5 gare e sfiorò la coppa di specialità in gigante finendo un punto dietro alla Paerson, ma l’anno dopo fu costretta a fermarsi per i noti problemi all’anca. Un grande rimpianto per un talento pazzesco”.

Il futuro del nostri sci: i talenti ci sono…
Guardando avanti, le prospettive positive non mancano, anche se per i giovani l’ingresso nel circuito della Coppa del Mondo è spesso problematico. “Continuiamo a produrre talenti, basti a pensare alle gigantiste: c’è la Brignone ma anche tante atlete più giovani come Pirovano e Pichler che hanno vinto gli ultimi due giganti in Coppa Europa. Il vero problema per noi è passare dai buonissimi risultati a livello junior e in Coppa Europa alle gare di Coppa del Mondo in cui, considerati i numeri e il potenziale, raccogliamo meno quanto potremmo. Basti pensare alla grande generazione di Brignone, Marsaglia, Goggia e delle sorelle Curtoni: risultati straordinari tra le juniores per tutte loro, ma finora l’unica capace di vincere anche in Coppa del Mondo è stata Federica”.

“A livello maschile – conclude Gianmario Bonzi – non dobbiamo dimenticare che la squadra dei velocisti nella stagione 2012-2013 ha vinto le 5 discese classiche (Beaver Creek, Bormio, Wengen, Kitzbühel e Garmisch). Ci sono sempre ottimi specialisti – basti pensare ai risultati più o meno recenti di Innerhofer, Fill, Blardone e Rocca –, manca forse un atleta polivalente che possa puntare alla Top 5 nella classifica generale. In prospettiva c’è Mattia Casse (oro mondiale junior nel 2010 in discesa e bronzo in SuperG) che è un classe ’90 e sta ottenendo ora i suoi primi risultati in Coppa del Mondo. Abbiamo l’attuale campione mondiale junior in discesa, Henri Battilani, e altri buoni atleti in gigante e SuperG, ma anche qui il problema è sempre lo stesso: se facciamo l’elenco dei campioni mondiali junior finiamo domani, ma poi tra questi c’è chi non è riuscito a ottenere neanche un punto in Coppa del Mondo. Le basi su cui lavorare in ogni caso ci sono e possiamo guardare al futuro con fiducia”.

(Fonte: Eurosport - Gianmario Bonzi)