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Fair Play

domenica, novembre 9th, 2008

Quando ho letto questo articolo, qualche mese fa, sono rimasto molto colpito. Colpito da quello che stava succedendo in quel periodo tra le tifoserie di calcio. Così mi sono ricordato quando alle mie gare venivano 40.000 persone, tutte al parterre, tutte in fila in auto per le stradine strette di montagna. Si portavano dietro solo campanacci, coperte, thermos e arrivavano al parterre all’alba per trovare il posto migliore. Alcuni me li incontravo addirittura in ricognizione. Si erano arrampicati fino a metà pista per gustarsi la gara fin dalle sue prime fasi. Penso a quella folla festante, 4 carabinieri che mi ci scortavano in mezzo e niente più, penso a loro, a quelli dei cori allegri, alle pacche sulle spalle, alla montagna di caschi in attesa d’autografo che lasciavano di fronte al ristorante dove sapevano avrei pranzato dopo la seconda manche. Penso a quell’onda di entusiasmo, bella e pacifica e mi chiedo come l’amore per lo sport possa mai portare alla violenza. Infatti non è così. Chi ama lo sport è come quei quarantamila che raggiungevano faticosamente le piste semplicemente per vedere una gara. E’ chi non lo ama che lo trasforma in odio, in violenza, in una guerra personale. E allora non chiamiamoli sportivi o tifosi, basta. Lasciamo lo sport agli sportivi, a quelli che lo praticano, a quelli che lo seguono e applaudono l’avversario quando lo merita. A quelli che tifano, con entusiasmo, ai cori simpatici, agli striscioni di Striscia lo striscione, esempio di creatività italiana. Lasciamo lo sport ai valori che porta naturalmente in sé, come il fair-play, di cui parla l’articolo che allego, in cui ha come sottotitolo “Quando si rispetta il nemico” ma che io modificherei con “Quando si rispetta l’avversario”.